L’autrice, salva perché non adattata

Nella società italiana attuale una persona transgenere che non vuole seguire i dettami della collettività trans italica, specialmente riguardo le modalità di transizione da un genere all’altro, è considerata una folle da moltissime persone trans, dalle persone pseudo-professioniste (psicologhe, psichiatre, endocrinologhe, avvocate, giudici) che si sono inventate la transizione unica e relativo monopolio (quella della prassi illegittima per il cambio dei documenti) e dalle persone responsabili d’associazioni e simili delle minoranze sessuali o in esse attiviste. Transizionare senza sottoporsi a interventi psicologici o psichiatrici è ritenuta in Italia una follia, è eretico transizionare senza assumere ormoni o senza chirurgia di riconversione genitale. Lo stato di psico-polizia messo in atto dalle pseudo-professioniste/i e sostenuto da un’amplissima fetta della collettività delle minoranze sessuali è la parte malata della società italiana alla quale non ho voluto adattarmi.

Da folle eretica errante nella desertica Italia della dignità e dei diritti umani delle persone transgenere, porto avanti la mia personale rivoluzione, volando come una gabbiana, prendendomi cura del mio vulcano e della mia rosa come una piccola principessa.

Fuori dall’Italia malata e dentro le realtà massime dei diritti umani transgeneri ispirati a depatologizzazione e autodeterminazione. Fuori dall’eteronormatività, dall’omonormatività e dalla binarietà di genere, verso un’altra vita.

Ciò m’è già costato la gogna nazionale, nonché continua per tali motivi la reiezione da tutta la collettività delle minoranze sessuali, ma ne vale la pena pur essendo altissimo il prezzo che sto pagando.

Erich Fromm con il suo libro I cosiddetti sani. La patologia della normalità, è stato fonte ispiratrice delle riflessioni su salute psichica, malattia psichica e adattamento sociale, come pure sulla necessità delle persone a non adeguarsi ai dettami sociali per poter progredire loro stesse per prime e far progredire la società in cui vivono. Assai interessanti sono anche le considerazioni sull’approccio scientifico divenuto il dogma sostitutivo di quelli religiosi. E’ la religione della scienza che ha una risposta a tutto attraverso le sue persone scienziate-sacerdotesse, la quale permette alle persone d’esimersi dal ragionare con la propria testa.

Il Gabbiano Jonathan Livigstone di Richard Bach m’ha permesso di continuare nell’ispirarmi ad abbandonare la massa per volare seguendo il mio sentire interiore, un volo libero nell’aria pura verso il compimento finale. Sono solo una gabbiana alla quale piace volare, che svanirà a breve nell’aria, nella sfuggente, impalpabile, invisibile, evanescente ma esistente aria.

Inoltre per comprendere i vissuti e i bisogni autentici delle persone transgenere bisogna saper guardare con il cuore, ma quasi sempre chi guarda lo fa usando gli occhi e osservando solo il corpo. L’essenziale però è invisibile agli occhi e solo se si sa guardare in questo modo ultra oculare si potrà comprendere l’importanza del prendersi cura d’una rosa e di pulire i vulcani. Grazie ad Antoine de Saint-Exupéry per aver scritto Il piccolo principe.

L’affermazione di libertà che accompagna anche quest’iniziativa, oltre che l’intera mia vita, ha trovato interessanti spunti anche negli scritti di Jean Améry, tentando, senza riuscirci, di risolvere la contraddizione originaria della vita e della morte, alla quale fa eco la contraddizione originaria, per le persone transgenere, dell’essere d’un sesso e anelare a un altro sesso. L’estreme situazioni di vita portano a guardare con profondissima attenzione e amore alla vita, cosicché nella scelta ultima la persona “da sé espande fuori di sé il suo sé” (J. Améry, Levar la mano su di sé -Discorso sulla libera morte). La libera morte compendia con intensa realtà queste scelte di vita.

Cloe Bianco