Una donna brutta -Vita transgenere

Una donna brutta non ha a disposizione le opportunità per raccontarsi offerte dalla vita alle altre persone, tranne solo un pertugio piccolo piccolo dal quale poter esternare la propria esistenza, i propri aneliti, i propri desideri, i propri vissuti.

Una donna brutta non può esprimere e vivere i propri desideri senza farsi troppi problemi, non può permettersi d’uscire di casa quando vuole, è meglio farlo quando si dà meno nell’occhio, non può permettersi di frequentare certi negozi, certi locali, certi eventi o certi posti, meglio recarsi dove si dà meno nell’occhio, non può permettersi di parlare di discorsi prettamente femminili, non devono fare al caso suo.

Il possibile d’una donna brutta è talmente stringente da far mancare il fiato, da togliere quasi tutta la vitalità. Si tratta d’esistere sempre sommessamente, nella penombra, in punta di piedi, sempre ai bordi della periferia sociale, dov’è difficile guardare in faccia la realtà.

Io sono brutta, decisamente brutta, sono una donna transgenere. Sono un’offesa al mio genere, un’offesa al genere femminile.

Non faccio neppure pietà, neppure questo.